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IL CAPITALE UMANO NEL MONDO. Scarica gratis il report pubblicato dal World Economic Forum

copertina human

Il World Economic Forum ha pubblicato ieri “The Human Capital Report 2015”.

Il primo rapporto interamente dedicato alla capacità di un paese di crescere i talenti tramite l’istruzione, lo sviluppo e l’utilizzo delle competenze

 

L’Italia fatica ad avere un capitale umano all’altezza dei suoi competitor.

 

Siamo 35esimi su 135 paesi ma il dato più allarmante forse è un altro.

E cioè il 118esimo posto per disoccupazione giovanile.

 


Il rapporto del Wef valuta la capacità di fare leva sul capitale umano.

 

In testa si posiziona la Finlandia, davanti alla Norvegia e alla Svizzera.

 

A seguire si trovano il Canada, il Giappone, la Svezia, la Danimarca, l’Olanda, la Nuova Zelanda e il Belgio.

 

Per trovare l’Italia nel ranking bisogna scendere fino al 35esimo posto.

 classifica

Una posizione che la colloca prima della Spagna (41esima), ma dietro agli Stati Uniti (17esimi), alla Francia (14esima), al Regno Unito (19esimo) e alla Germania (22esima).

 

Degno di nota è poi il fatto che tute le economie emergenti figurano abbastanza indietro nella classifica nonostante trainino da anni la locomotiva della crescita.

 

La Cina infatti è solo 64esima, il Brasile 78esimo e l’India 100esima.

 


A proposito del nostro paese il rapporto sottolinea come sia sostenuto dai passati investimenti in capitale umano, ma anche frenato «da posizioni relativamente basse nella qualità dell’istruzione, nella formazione e nell’andamento del mercato del lavoro».

 

Una circostanza che balza agli occhi analizzando il “country profile” dedicato all’Italia.

 

Le “zavorre” principali sono soprattutto il tasso di disoccupazione dei 15-24enni (116esimo posto) e la loro elevata disoccupazione (118esimo).

 

Mancanza di lavoro che è drammatica anche tra gli over 65 dove ci posizioniamo al 114esimo posto.

 

Anche il nostro fronte scolastico lascia a desiderare: per la qualità del sistema di istruzione secondaria e terziaria ci posizioniamo al 57esimo posto. sia pure associato a un 15esimo posto nel conseguimento del diploma.

 

E – altra nota dolente – siamo ancora più indietro tanto per il numero di laureati (62esimo posto per i 25-54enni) quanto per la qualità dei servizi di formazione dei dipendenti (116esimo posto).

 


Tutto questo le imprese sembrano saperlo già da tempo.Sulla percezione dello sviluppo del capitale umano che le imprese hanno l’Italia si colloca ben sotto la sufficienza per la capacità di attirare talenti (voto 2,3 in una scala 1-7) e di mantenerli (2,6).

 

Promozione piena invece per la qualità delle business schools (5,08) e dell’istruzione in matematica e scienze (4,47).

 

Per scaricare il rapporto, clicca QUI


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