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LE SQUADRE DI CALCIO PIU’ RICCHE AL MONDO. Scopri la posizione in classifica delle italiane

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The Brand Finance Football 50, è lo studio annuale sui bilanci dei club di calcio più quotati al mondo.

La novità di quest’anno è il Manchester United che si è guadagnato la testa della classifica con un valore del brand di 914 milioni di euro (non si conteggia solo fatturato ma l’intero giro d’affari e la notorietà del brand)…nonostante la mediocre performance in campionato.

Tra i 50 brand internazionali con maggior valore, la top 10 delle squadre con il brand più forte è composta da 5 Inglesi , 2 spagnole, 2 Italiane e 1 tedesca.

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Real Madrid e Barcellona dominano questa classifica entrambi con il massimo del rating: AAA+ .

In questa classifica, complessivamente le squadre italiane se la cavano bene.

Ben 6 squadre su 7 sono nella parte più alta, che indica una forza del brand sopra la media delle top 50.

Il brand della Juventus, con un valore di 265 milioni di euro (+46%), si conferma al vertice tra i club calcistici italiani.

Sono sette le squadre italiane presenti nell’elenco dei club con i migliori brand a livello economico.

Per la Juventus i risultati del campo si sono tramutati in accordi commerciali tali da far salire il club bianconero all’undicesimo posto per valore economico del brand, scavalcando Borussia Dortmund e Schalke 04.

Il valore è aumentato del 42% fino a raggiungere gli attuali 312,4 milioni di euro e, grazie anche alle politiche sul brand e ai risultati sportivi, la Juventus può vantare ad oggi uno dei cinque marchi più forti nel mondo del calcio.

Per scaricare il report completo, clicca QUI

I 100 MARCHI PIU’ POTENTI AL MONDO. Scarica il report completo pubblicato da WPP

copertina brandIl colosso della comunicazione WPP ha pubblicato il report MOST VALUABLE GLOBAL BRANDS 2015.

In questo documento viene calcolato il valore di mercato dei primi 100 marchi al mondo.

 Sono i brand delle tecnologie ad occupare i primi 4 posti.

brand classifica I marchi tecnologici sono cresciuti in un anno del 24%, per un valore totale di 900,8 miliardi di dollari.

 

La classifica non prende in esame solo i dati finanziari, ma anche l’impatto sui consumatori e sul mercato.

 

I primi 100 brand al mondo hanno una valore complessivo di 3,3 mila miliardi di dollari, il 14% in più rispetto al 2014.

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Il brand dell’Apple ha un valore di oltre 246 miliardi di dollari.

Nell’ultimo anno è cresciuto del 67%.

Molto dell’incremento si deve all’IPhone 6.

Al secondo posto scende Google.

Nonostante il marchio del motore di ricerca sia cresciuto del 9% rispetto al 2014, il suo valore è molto inferiore rispetto a quello di Apple, e si attesta a più di 173 miliardi di dollari.

 

Terza posizione per Microsoft che guadagna una posizione rispetto al 2014, crescendo del 28% e vale più di 115 miliardi di dollari.

Infine, Ibm che perde una posizione e oggi vale quasi 94 miliardi di dollari.

Tra le altre posizioni, Amazon al quattordicesimo posto, Oracle al 44°, eBay al 73°.

Per scaricare il rapporto completo, clicca QUI

NON SPAMMARE NELLE TUE OPERAZIONI DI MARKETING. Ecco le linee guida pubblicate dall’autority della Privacy

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Marketing e privacy: imprese avvertite, consumatori tutelati
Le regole del Garante per offerte commerciali a prova di privacy

A chi può chiedere aiuto un utente esasperato dalle telefonate indesiderate?

Si può monitorare il comportamento di un consumatore on-line?

Come evitare che una promozione commerciale si trasformi in un boomerang per l’immagine di un’impresa?

Quali sono le regole che deve rispettare un’azienda per contattare i potenziali clienti sui social network?

Sono solo alcune delle domande alle quali risponde il nuovo vademecum “VIVA  I CONSIGLI, ABBASSO LO SPAM. Dal telefono al supermercato: il marketing a prova di privacy”, pubblicato dal Garante della protezione dei dati personali.

In questo documento si spiega ai consumatori quali sono i loro diritti e come esercitarli.

Le imprese devono migliorare la relazione positiva con i propri utenti ed evitare che il mondo delle promozioni commerciali degeneri solo nel “Far West” dello spam.

Nella guida messa a punto dall’Autorità è possibile trovare chiarimenti, consigli, regole utili a conciliare la privacy delle persone con le necessità del mercato.

I consumatori potranno scoprire come impedire ad un’impresa di violare la loro privacy, intromettendosi senza consenso nella loro vita quotidiana con telefonate o messaggi indesiderati, oppure spiando di nascosto i loro acquisti.

Le aziende troveranno indicazioni su come poter affiancare il consumatore – ascoltandolo e fidelizzandolo senza essere invadenti – e approfondire i tanti provvedimenti adottati dal Garante per sviluppare corrette pratiche di marketing.

Il vademecum analizza, infatti, in maniera specifica i problemi ricorrenti legati alle promozioni telefoniche e al funzionamento del Registro delle Opposizioni, così come alle tessere di fidelizzazione, ma anche quelli posti dalle nuove frontiere della comunicazione (come le promozioni tramite e-mail, la messaggistica istantanea e i social network).

Il testo è suddiviso in otto capitoli strutturati in forma di domanda/risposta, così da rendere più agevole l’approfondimento dei quesiti che vengono posti al Garante con maggiore frequenza:

“Privacy e marketing nell’impresa”,

“Libertà al consumatore: informativa e consenso”,

“Finalità e disponibilità: asso pigliatutto”,

“Le differenze tra i personal shopper e i disturbatori”,

“La ricerca del cliente e lo scambio dei dati”,

“Le promozioni al telefono”,

“Web e social network, liberi dallo spam”,

“Aiuto! a chi mi rivolgo?”.

Il vademecum si chiude con un’appendice ricca di riferimenti utili per chi vuole approfondire i principali provvedimenti adottati da Garante in questo settore.

Per scaricare la guida, clicca QUI

Cosa ci spinge ad entrare in un negozio? Il Neuromarketing risponde

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Perché dovrei essere attratto da un negozio rispetto ad un altro?

Ci entrano le persone che vorrei imitare o che sono come me:
Colpa dei neuroni specchio, neuroni che si attivano quando si osserva un’azione “finalizzata” compiuta da altri. Quando infatti vediamo qualcuno fare qualcosa, il nostro cervello reagisce come se stessimo compiendo noi stessi quelle attività.

Al suo interno mi sento bene e l’esperienza d’acquisto è stata fantastica:
Le decisioni d’acquisto molto spesso dipendono dalla Dopamina, una sostanza chimica che il nostro cervello rilascia quando facciamo shopping in un negozio che ci piace. Le cellule cerebrali che liberano dopamina secernono un’ondata di benessere e di euforia che crea dipendenza e voglia di ripetere l’acquisto nella stessa modalità.

Quel negozio è unico ed i suoi prodotti/servizi sono unici:
La contraddizione è che, per quanto siamo portati ad imitare gli altri e a voler far parte di una comunità, noi vogliamo sentirci unici! Il negozio dovrebbe differenziare la propria offerta ed offrire sempre un servizio “diverso” da quello dei concorrenti. Non bisogna far entrare i consumatori usando mega cartelli, ma incuriosirli, farli entrare e stregarli…

Tutto ciò sembra fantascienza?

Facciamo un’ipotesi…

Sono una donna che non ha intenzione di acquistare nulla, ho ancora le scarpe dell’anno scorso in perfette condizioni ed il clima sempre mite mi permette di acquistare prodotti “4 stagioni”. Non voglio comprare! Ci sono negozi ovunque che soddisfano qualsiasi target e poi magari potrei comprare online, comodamente da casa…quindi passeggio senza alcun desiderio.

Improvvisamente scorgo un negozio con una vetrina “diversa” dalle altre, anche meno bella, ma che osa, sento una musica “particolare” (non la solita stazione radio) e vedo il personale vestito con un camice bianco e con uno stetoscopio appeso al collo. “Che cosa strana, devo entrare anche solo per vedere…”

All’ingresso vengo accolta con un grosso sorriso dal proprietario che mi spiega il suo concetto di punto vendita e mi invita a far parte di una community online di appassionati di moda che creano eventi all’insegna del mondo della calzatura e del vino…che binomio!

All’interno del negozio si sente un gradevole odore di melograno e limone, i colori sono caldi ed avvolgenti e vengo seguita dal gentile personale che mi offre una bevanda rigenerante…

Nel punto vendita sono presenti libri e riviste sul mondo della moda, sul benessere, su tematiche green, new age, sulla spiritualità…e diversi oggettini carini: portachiavi a forma di scarpetta,orecchini, lacci personalizzabili, calzanti con stampe divertenti, borsette per la spesa…tutti rigorosamente con il marchio del negozio…

Ma le guest star del negozio sono le scarpe, valorizzate in cornici ed appese alle pareti, nascoste tra gli oggetti e poste su piedistalli…

Decido di comprare un semplice portachiavi, non sono venuta a comprare delle scarpe…

Mi registro come cliente del negozio, ottengo una tessera per usufruire dei codici per entrare agli eventi e per rimanere sempre aggiornata sulle offerte e sui consigli online…

Insomma, un’esperienza d’acquisto memorabile…

Esco con la mia busta fantastica che userei anche per uscire e dopo qualche isolato incontro un’altra donna con quella busta…la guardo e le porgo un sorriso, capendo di essere entrata in una community di persone come me, semplici e amanti delle calzature…

 

Ora vi pongo un quesito, la donna della storia comprerebbe online o vorrebbe rivivere la stessa emozione d’acquisto da voi?

L’IMPATTO DI FACEBOOK SULL’ECONOMIA MONDIALE. Scarica gratis il rapporto completo pubblicato da Deloitte

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Facebook nel 2014 avrebbe generato 227 miliardi di dollari di attività economiche reali e creato (direttamente o indirettamente) 4,5 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo.
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In Italia l’impatto del social network più popolare del mondo è quantificabile in 6 miliardi di euro e 70mila posti di lavoro.

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E’ quanto scritto in un rapporto Deloitte commissionato da Fb.
Come ha fatto l’istituto di ricerca ad arrivare a queste cifre?
Come viene scritto nel rapporto commissionato a Deloitte Facebook nel 2014 ha connesso 1,4 miliardi di persone che almeno una volta al mese si sono “loggate” al social network.
Più di 30 milioni di piccole aziende si sono create una pagina Facebook.
1,5 milioni usano gli strumenti di advertising per promuovere i propri post e gli inserzionisti sono arrivati a giungo 2014 a quota 500mila.
Questi i fondamentali da cui parte lo studio che usa modelli econometrici per calcolare gli effetti di Facebook sul  business di chi utilizza la  piattaforma.
Deloitte distingue tre tipi di effetti:
– quelli sul marketing relativi alla capacità del social network di valorizzare il brand e connettere i clienti,
– quelli relativi alla piattaforma e quindi il business degli sviluppatori che utilizzano Fb
– quello di connettività legato alla vendita di cellulari e di abbonamenti internet.
Per scaricare il report di Deloitte, clicca QUI

L’IMMAGINE DI MARCA DELLE NAZIONI. Scarica il rapporto pubblicato da FutureBrand

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La società di consulenza FutureBrand ha pubblicato l’indagine annuale “Country Brand  Index”.

Il report analizza la reputazione dei paesi e ne stila la classifica sulla base della percezione che ne ha l’opinione pubblica internazionale rispetto a 6 indicatori:

– sistema di valori,

– qualità della vita,

– potenziale di business,

– tradizione e cultura,

– turismo

– qualità percepita della produzione (il made in…).
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L’Italia perde 3 posizioni e scende quest’anno al 18° posto.

Al primo posto del ranking c’è quest’anno il Giappone, che ha scalzato la Svizzera, ora al secondo posto.

Segue la Germania, che rispetto alla precedente classifica, quella del 2012, avanza di ben 4 posizioni.

Il resto delle prime 10 posizioni sono occupate da Svezia, Canada, Norvegia, Stati Uniti, Australia, Danimarca e Austria.

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Quest’anno il report, stilato sulla base di interviste a 2.530 opinion leader e frequent flyer per business e per turismo di 17 paesi del mondo, ha preso in esame 75 paesi.

Di questi, solo 22 si sono qualificati come “brand-paese”, cioè in possesso di caratteristiche competitive e misurabili che li distinguono nella percezione internazionale.

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La reputazione di un paese e la sua caratterizzazione nella percezione collettiva è infatti ciò che determina la propensione degli investitori a portarvi business, quella dei viaggiatori a visitarlo e a consigliarlo ad altri, quella dei consumatori ad acquistarne i prodotti.

Per la prima volta è il Giappone a conquistare la vetta della classifica come

brand-paese più forte a livello internazionale grazie al primo posto guadagnato rispetto ai parametri “potenziale di business” e “made in”, cioè qualità dei prodotti, e all’elevato posizionamento negli ambiti “turismo” e “cultura e tradizione”.

Il Country Brand Index evidenzia che nei prossimi 3 anni i paesi che si muoveranno più rapidamente verso la cima della classifica sono Cina, Emirati Arabi, Corea, Israele e Qatar: a loro favore giocano le buone performance in tema di potenziale di business, la propensione all’innovazione e le competenze diffuse nei settori della tecnologia e dell’energia.
Fra questi paesi “emergenti” il più ambito dal punto di vista turistico è la Cina, con il 50% degli intervistati che ha dichiarato di volerla visitare nei prossimi 5 anni, mentre in termini di percezione della qualità dei prodotti il primo posto va alla Corea, che vanta aziende leader quali Samsung, Hyunday, LG, Daewoo.
Emerge dal report la correlazione diretta tra le performance di un paese e la sua reputazione, esplicitata da 5 aspetti.
Innanzi tutto, la notorietà non fa di una destinazione un brand-paese: per esempio, l’Italia ha un punteggio migliore del Giappone in quanto a notorietà (89% a 84%), ma si trova 17 posizioni più in basso in classifica.


I brand-paese sono associati ai brand di prodotto
: gli intervistati hanno dimostrato di conoscere un numero maggiore di brand di prodotto se legati a un brand-paese.
Per il Giappone sono stati per esempio citati spontaneamente i brand Toyota, Nintendo, Honda, Sony, Toshiba e Panasonic.


Ai brand-paese viene riconosciuta un’expertise di categoria
: la Francia è più spesso associata alla moda, la Germania all’industria dell’auto e il Giappone alla tecnologia.


Ai brand-paese 
sono riconosciute maggiori competenze tecnologiche, di innovazione e di tutela dell’ambiente.

Il CAPITOLO ITALIA

Il Country Brand Index scatta una fotografia dei paesi nella loro interezza: per questo l’Italia, nonostante la percezione positiva della qualità dei suoi prodotti, perde posizioni.

Il Belpaese registra buone performance reputazionali sul fronte del turismo, della tradizione e della cultura, ma è debole sulle potenzialità per il business, sul sistema di valori e perfino sulla qualità della vita.

La percezione internazionale dell’Italia pare essere quella di un paese con grandi attrattive culturali, artistiche, naturali, gastronomiche, ma con poca attenzione all’ambiente, infrastrutture scarse, poco appeal in termini di sicurezza, istruzione, tolleranza, libertà politica e standard di vita.

Un paese quindi poco appetibile dagli investitori e non brillante sul fronte della tecnologia evoluta.

Il report indica inoltre che il made in Italy gode di buona reputazione, ma nell’opinione pubblica internazionale emergono dubbi sul reale luogo di fabbricazione dei prodotti nonché sulla loro alta qualità.

All’Italia è riconosciuta l’eccellenza per la moda, il cibo, il lusso, l’industria automobilistica e le bevande alcoliche, ma in quanto a servizi finanziari, internet, media, tecnologia, energia, trasporti e retail la nostra expertise è giudicata più bassa.

Per scaricare il report pubblicato da FutureBrand, clicca QUI.

E.T. = Entrate Triplicate: la pubblicità occulta venuta dallo spazio.

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Vi ricordate nel film E.T. l’extra-terrestre le caramelle utilizzate dal ragazzo per attirare il piccolo alieno?
Sono il frutto di un’ingegnosa manovra di Marketing.
Spielberg sapendo dell’opportunità che gli si parava dinanzi, chiese prima alla Mars di pagare per far comparire i suoi M&M nel film, poi, dopo aver ricevuto una risposta negativa, fu accolto dalla Hershey, che ha offerto come alternativa i suoi Reese’s Pieces.
Il Risultato?
Una settimana dopo l’uscita del film, le vendite dei Reese’s Pieces erano triplicate e 800 sale cinematografiche hanno cominciato ad esporre il prodotto vicino alle proprie casse.
Leggendo questa storia non viene anche a voi il desiderio di provare queste gustose caramelle?
Il potere del Neuromarketing!

I FATTORI CHE INFLUENZANO I COMPORTAMENTI D’ACQUISTO ALL’INTERNO DEL PUNTO VENDITA.

 

MKT SENSORIALE

L’ambientazione del punto vendita è un fattore che troppo spesso viene sottovalutato e che in questo periodo storico diviene un elemento cruciale.
I consumatori sono diventati più attenti, ricettivi ed informati. Fidelizzarli è sempre più difficile e per appagarli occorre rendere la loro esperienza d’acquisto indimenticabile.

La scienza ha ormai espresso un chiaro parere a riguardo:

– L’ambientazione agisce sul sistema percettivo del consumatore ed influenza largamente il suo comportamento d’acquisto.
– Ambienti e stimoli sensoriali aumentano visite e volumi di spesa.
– Esiste un forte impatto dei sensi sulle scelte d’acquisto.

 
COME AGIRE?

Bisogna differenziarsi dalla concorrenza seducendo i clienti attraverso un ambiente gradevole ed accattivante. Strategie di Marketing “sensoriale” ed “olfattivo”, garantiscono delle percezioni positive nelle menti dei propri clienti: ricordi, reazioni affettive, buon umore, aumento del tempo di permanenza nel punto vendita, disponibilità all’attesa etc. Lo scopo è quello di migliorare la predisposizione all’acquisto.
Il punto vendita deve diventare un teatro e le scenografie devono essere create con l’uso strategico di suoni, colori, luci e odori. Il cliente deve vivere un’esperienza “emozionale”.

A CHI RIVOLGERSI?

Ideale sarebbe rivolgersi ad esperti di Marketing sensoriale o a consulenti Marketing validi, nulla però vieta di mettersi alla prova e testare la propria creatività.

IN BOCCA AL LUPO!

Sblocca Export: il Piano per il Made in Italy. Dal Decreto Sblocca Italia 270 mln per promuovere Export e Made in Italy, ed attrarre investimenti esteri.

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Nel Decreto Sblocca Italia  (scarica la bozza)  approdato in Consiglio dei Ministri trova spazio il Made In Italy, anche in vista di Expo 2015: il pacchetto include il lancio di un “Piano per la promozione straordinaria del Made in Italy e l’attrazione degli investimenti in Italia”. Per l’iniziativa vengono stanziati in totale oltre 270 milioni di euro nel triennio 2015-2017 per la realizzazione di interventi mirati all’Export e alla promozione delle produzioni italiane in campo industriale e agro-alimentare.

 

La promozione del Made in Italy passerà attraverso l’innovazione delle imprese coinvolte, che verranno incentivate a migliorarsi anche attraverso l’assunzione di figure professionali specializzate nei processi di internazionalizzazione (export manager).

 

Tra gli obiettivi prefissati, realizzare un segno distintivo unico per le produzioni agroalimentari Made in Italy e un potenziamento degli strumenti di contrasto al cosiddetto Italian sounding nel mondo, ovvero la distribuzione all’estero di copie di un prodotto tipicamente italiano con caratteristiche diverse rispetto all’originale che vanno ad ingannare i consumatori. Verranno inoltre create delle piattaforme logistico-distributive all’estero, rafforzati gli accordi con le reti di distribuzione, valorizzate e tutelate le certificazioni di qualità e di origine dei prodotti.

 

Per quanto riguarda il piano di attrazione degli investimenti esteri, ad occuparsene sarò l’ICE promuovendo le diverse opportunità presenti in Italia e fornendo assistenza tecnica agli operatori esteri per agevolare l’investimento da parte degli stessi nel territorio nazionale.

Qualunque lavoro tu svolga, qualunque posizione ricopra, ricorda, Tu sei un Brand e i Tuoi profili Social sono delle pagine aziendali.

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Tu sei un Brand, chiarito questo punto, come tale devi posizionarti nella mente dei tuoi datori di lavoro, colleghi, clienti, potenziali…amici!
Se nella vita reale apparire poliedrici può risultare fruttuoso, online, dove la competitività è altissima, il gioco cambia.

Premettendo che non può esserci identità se non c’è differenza, il metodo migliore per essere ricordati ed emergere è quello di specializzare la propria offerta.

Preferireste cambiare le gomme della vostra autovettura da un meccanico o da un gommista?
Una volta instaurato un rapporto di fiducia, il gommista vi offrirà anche un servizio da meccanico e voi, trovandovi bene, lo consigliereste ad amici e parenti…ma quello che conta inizialmente è:
FARE MENO, MA MEGLIO.

Nel Marketing la specializzazione è uno dei fattori fondamentali per il posizionamento strategico di un Brand ed i grandi marchi lo sanno:

Preferireste mangiare i biscotti Barilla o i Pan di Stelle?

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